È probabile che se siete arrivati fino a qui questo sia dovuto alla mia reputazione e carriera professionale. In effetti credo di avere svolto un ruolo discretamente importante nel mercato digitale italiano: ho avuto la fortuna di partecipare alla creazione di questo mercato fin dagli albori nel 1996 con Matrix Virgilio, che forse qualcuno di voi ricorderà, e ho poi continuato rivestendo ruoli molto importanti in WPP, Accenture e Mondadori. Credo di poter affermare di essere reputato come uno dei maggiori esperti del digitale In Italia e di aver contribuito a realizzare progetti e business significativi. Tuttavia, ho sempre sentito che questo percorso che è stato ricco di esperienze, di sfide e in qualche modo anche di ideali, non mi appartenesse fino in fondo. Non sono mai riuscito ad identificarmi completamente nei ruoli che ho svolto professionalmente e ho sempre trovato difficile seguire un percorso lineare.
Ho sempre seguito la passione per il progetto o l’idea di costruire qualcosa piuttosto che i miei obiettivi personali. Mi sono accorto, nel corso di questo percorso, di avere capacità di pensiero laterale, creativo, di riuscire ad intuire trend e scenari in modo originale, ma, al tempo stesso di avere dei limiti personali e caratteriali che hanno grandemente limitato la mia carriera. Per questo motivo mi sono sentito sempre un manager “diverso” nel modo di ragionare, nei comportamenti e nelle modalità con cui ho preso decisioni, nel bene e nel male. Ho lasciato posizioni e ruoli importanti senza nessun paracadute perché l’ambiente e il lavoro non solo non mi facevano sentire realizzato ma mi facevano soffrire anche fisicamente. Alla fine, tutto questo, nel 2016, mi ha portato a lasciare il mondo corporate per fare l’Advisor e il consulente nel tentativo di trovare un equilibrio diverso e più sostenibile per me, cercando di lavorare su argomenti che mi appassionano e possibilmente con le persone che stimo.
Non mi dilungo ma sempre nel 2016 ho avuto la conferma che c’era effettivamente qualcosa di diverso in me: la sindrome di asperger. Scoprirlo è stato come un flash, ho rivisto la mia vita con un’altra lente: da lì arriva la mia ipersensibilità, la mia incapacità relazionale, idealismo e ingenuità, da lì arriva forse qualche talento, il mio modo di ragionare e di essere, appunto “diverso” e spesso difficile da leggere per gli altri.
Ci sono parti di me che non ho mai condiviso se non con qualche caro amico, fotografie, disegni, scritti, progetti che sono la parte più vera di me e che sono, almeno dal mio punto di vista, anche la ragione per cui, professionalmente, nonostante me, sono riuscito ad avere il percorso che ho avuto. Per innovare in fondo bisogna ragionare in modo diverso no? Nel mio caso questa diversità sembra essere in qualche modo nativa, asperger.
Sono convinto che ognuno di noi ha le sue unicità, quindi, non c’è nulla di straordinario in me, ma tutta la mia vita sensazioni, sentimenti, reazioni sono stati in qualche modo influenzati dalla ricerca e comprensione di questa diversità. Da qui il desiderio di creare questo sito, anche se non ho mai amato parlare di me.